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**NOTA STAMPA** Riforma legge quadro nel solco della Costituzione.
29 Settembre 2026 Confartigianato Puglia

Bari – 28 settembre 2026 – “Il dibattito sulla riforma della disciplina dell’artigianato deve essere affrontato con rigore, evitando di alimentare contrapposizioni che non corrispondono né all’impianto del provvedimento allo studio del Governo né alle esigenze reali del sistema produttivo“. Così Michele Dituri, presidente di Confartigianato Imprese Puglia, in riferimento alla riforma della Legge Quadro sull’artigianato allo studio dell’Esecutivo.

L’art. 15 della legge n. 34/2026 ha attribuito infatti al Governo la delega a riformare la Legge 443 del 1985, adeguando la disciplina che regola questo tipo di attività alle mutate esigenze di mercato e all’evoluzione tecnologica, riconoscendo l’apporto dell’imprenditore per evitare il confinamento delle imprese in un ambito eccessivamente ristretto. Ad oggi, infatti, il requisito dimensionale è centrale, con la conseguenza che imprese identiche sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro possono essere diventare “industriali” per un semplice addetto in più, anche quando la relativa produzione sia con ogni evidenza artigianale. Insomma: all’impresa artigiana, a norme invariate, è preclusa la crescita.

“Come già dichiarato dalla nostra Confederazione e dalle altre Confederazioni artigiane, il testo sul quale il Governo sta lavorando prevede soluzioni legislative in grado di neutralizzare ogni possibile effetto anticoncorrenziale. Non c’è alcuna volontà di creare una ‘zona grigia’ o di introdurre trattamenti distorsivi tra imprese che operano sullo stesso mercato. Al contrario proprio per senso di responsabilità, le organizzazioni dell’artigianato hanno avanzato proposte finalizzate a rendere la disciplina ancora più chiara ed equilibrata. Si tratta di interventi che non comporterebbero né disparità di trattamento tra imprese né aggravio di costi per la finanza pubblica“.

Per Dituri: “Negare alle imprese artigiane di essere ricomprese nel perimetro delle piccole imprese significa andare in direzione opposta rispetto a principi ormai consolidati a livello europeo. La dimensione d’impresa e la natura artigiana non possono essere considerate categorie rigidamente contrapposte. Lo dimostrano anche gli ordinamenti di Paesi come Francia e Germania, nei quali non sono previste limitazioni alla crescita delle imprese. D’altra parte – conclude il Presidente – come abbiamo avuto modo di ricordare anche durante la nostra Giornata del Valore Artigiano in Fiera del Levante la scorsa settimana, l’artigianato italiano gode di una particolare prerogativa costituzionale, sancita dall’articolo 45 che riconosce una specificità all’artigianato e legittima un trattamento differenziato nel mercato, a tutela dell’equilibrio tra componente lavoro e componente capitale nell’organizzazione dell’impresa. La riforma altro non è che l’applicazione di questo principio.».

 

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