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Robotica e intelligenza artificiale, la Puglia accelera
8 Maggio 2026 Confartigianato Puglia

Bari, 08 maggio 2026 – L’ibridazione tra la meccanica di precisione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta spingendo con forza il settore della robotica in Italia. È quanto emerge dall’ultima analisi elaborata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese (su dati Eurostat), che evidenzia come l’occupazione nella fabbricazione di robot abbia registrato un incremento del 16,2% nel triennio 2021-2024, raggiungendo quota 12.695 addetti operativi in 566 imprese su scala nazionale.

In questo quadro di forte espansione, la Puglia dimostra una vitalità di rilievo. Sul territorio regionale si contano infatti 26 unità locali attive nella produzione e nello sviluppo di sistemi robotici, capaci di generare occupazione per 431 addetti. Numeri che collocano la Puglia al sesto posto assoluto in Italia per numero di occupati nel comparto, posizionandosi subito dietro le storiche locomotive industriali del Paese (Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana) e prima delle Marche. Un risultato trainato dalla meccanica avanzata, dal dinamismo delle start-up innovative e dalle sinergie con i percorsi universitari specializzati del territorio.

Più in generale, l’adozione di sistemi robotizzati in Italia coinvolge l’8,7% delle imprese con almeno 10 addetti. Un’incidenza che nel solo settore manifatturiero raddoppia, arrivando al 19,1% e superando nettamente sia la media europea (17,6%) sia quella tedesca (15,9%). Prestazioni che si riflettono sull’export: le vendite all’estero di robotica italiana valgono 417 milioni di euro, garantendo al nostro Paese il secondo saldo commerciale più alto nell’Unione europea (positivo per 202 milioni di euro).

“La vera sfida è aumentare il valore del sapere umano attraverso la tecnologia”, commenta Michele Dituri, presidente di Confartigianato Imprese Puglia. “La robotica, l’automazione e l’intelligenza artificiale possono rappresentare un’opportunità straordinaria anche per le micro e piccole imprese, a condizione che vengano accompagnate da investimenti nelle competenze, nella formazione tecnica avanzata e nel trasferimento tecnologico. L’intento è fare in modo che questa trasformazione tecnologica non resti patrimonio di pochi grandi ecosistemi industriali, ma diventi una leva reale di crescita anche per le imprese artigiane e per i territori. Il futuro della manifattura italiana non sarà costruito contro l’artigianato, ma attraverso la sua evoluzione”.

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