Bari, 7 dicembre 2026 – “A nome di Confartigianato Puglia, delle imprenditrici e degli imprenditori associati, rinnoviamo al Presidente Decaro i nostri migliori auguri di buon lavoro. C’è molto da fare e non vediamo l’ora di cominciare a lavorare insieme per il futuro della nostra terra”. Così Michele Dituri, presidente di Confartigianato Imprese Puglia, dopo la proclamazione presso la Corte d’Appello di Bari del nuovo Presidente della Regione Puglia.
Le proiezioni per il 2026 restituiscono l’immagine di una Puglia in crescita, con un PIL in aumento dello 0,54%, un dato leggermente superiore alla media del Mezzogiorno (+0,51%) ma inferiore sia alla media nazionale (+0,66%) sia alle performance delle Regioni che oggi trainano l’economia del Paese. Ciò in un contesto nazionale segnato da una manovra di bilancio 2026 fortemente orientata alla prudenza finanziaria, alla riduzione graduale del disavanzo e alla razionalizzazione della spesa pubblica. Una direzione che, secondo Dituri, “è condivisibile negli obiettivi, ma pone una questione cruciale per territori come la Puglia: senza un adeguato accompagnamento delle micro e piccole imprese, il rischio è che la riduzione degli interventi straordinari finisca per penalizzare proprio quei sistemi produttivi che non hanno ancora completato il proprio percorso di consolidamento”.
Come già rappresentato nel documento programmatico rilasciato dall’Associazione in campagna elettorale, è prioritario che il nuovo Governo regionale intervenga per la semplificazione dei supporti all’investimento e la loro integrazione con strumenti di piccolo taglio agili e di rapida attivazione in grado di sostenere anche l’innovazione delle imprese più piccole; per creare un ecosistema che valorizzi la cultura dell’internazionalizzazione per accompagnare gli imprenditori pugliesi sui mercati internazionali più promettenti; per mettere a disposizione una vera e propria piattaforma logistica pugliese, da realizzarsi sviluppando i nodi portuali e migliorando la capillarità dei vettori.
Alta dovrà essere l’attenzione ai problemi del lavoro e dell’incontro domanda-offerta, considerata l’ormai conclamata difficoltà delle imprese nel reperire nuovi collaboratori e le prospettive dell’inverno demografico. Secondo SVIMEZ tra il 2019 e il 2023 circa 19.000 laureati under 34 hanno lasciato la Puglia per altre regioni o per l’estero. La perdita di capitale umano qualificato rappresenta un freno diretto alla crescita e alla competitività regionale, con un impatto potenziale stimato fino al 9% del PIL nel medio-lungo periodo. Basterebbe questo dato a rappresentare una bussola stabile per ogni scelta di politica economica, nazionale e regionale, ormai non oltre rinviabile.
In questo scenario, il sistema artigiano e delle micro e piccole imprese assume un ruolo strategico. In Puglia esso rappresenta l’ossatura dell’economia regionale, con un saldo d’impresa positivo e una dinamica di nuove iscrizioni che, nel 2025, ha superato la media nazionale[1]. In settori chiave come costruzioni, agroalimentare, manifattura leggera, servizi alla persona, turismo e industrie culturali e creative, l’artigianato pugliese dimostra capacità di resistenza, flessibilità e adattamento, accompagnata da una graduale evoluzione verso forme societarie più strutturate.
Allo stesso tempo, persistono fragilità che limitano il contributo pieno di questo sistema alla crescita regionale: livelli di produttività ancora contenuti, ritardi nella transizione digitale e green, difficoltà di accesso ai mercati esteri e alle filiere lunghe, oltre a un’elevata diffusione di lavoro a basso valore aggiunto, spesso povero e discontinuo. È su questo punto che le politiche pubbliche mostrano ancora un disallineamento rispetto ai bisogni reali delle micro e piccole imprese, troppo spesso considerate solo come beneficiarie marginali e non come attori centrali dello sviluppo.
“Come Confartigianato Puglia riteniamo prioritario che la crescita delle nostre imprese poggi su una vera e propria ‘scalata di qualità’ del sistema produttivo. Significa accompagnare il passaggio dalla micro-impresa isolata alla piccola impresa strutturata e inserita in reti e filiere; promuovere il lavoro qualificato, stabile e attrattivo per i giovani; trasformare la transizione digitale e green da adempimento difensivo a leva competitiva e industriale. Questa impostazione – continua Dituri – richiede continuità e coerenza anche nella fase post-PNRR, evitando che la fine degli strumenti straordinari produca un arretramento delle politiche di sviluppo. I giovani non chiedono assistenzialismo, ma contesti produttivi in cui costruire carriere, crescere professionalmente e vedere riconosciuto il valore delle competenze”.
La qualità del lavoro, insomma, deve quindi diventare una priorità politica, ma con una maggiore attenzione alla specificità delle micro e piccole imprese. Non solo in chiave di tutela dei diritti, ma come fattore strutturale di competitività. Per la nuova legislatura regionale Confartigianato chiede alla politica ascolto, presenza ma soprattutto consapevolezza che ciò che va bene per gli artigiani e per le piccole imprese pugliesi è, senza dubbio alcuno, ciò che va bene per tutta la Puglia.
[1]In Puglia la quota di imprese private nella classe 0-9 dipendenti è pari al 95,7% del totale, percentuale che tocca il 99,6% se si aggiungono quelle nella fascia 10-49 (fonte ISTAT). Insieme, queste imprese danno lavoro al 75,73% degli addetti totali in aziende private (fonte Unioncamere Puglia su dati INPS).
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