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Pmi, investimenti ESG
10 Novembre 2024 Confartigianato Puglia

E’ in deciso aumento l’interesse delle Pmi per la sostenibilità e la propensione ad adottare strumenti di finanza sostenibile. È quanto emerge, ci informa Maria Elena Viggiano su L’Economia de Il Corriere della Sera L’Economia del Futuro, da una ricerca «Finanziare la transizione sostenibile delle Pmi: aziende e operatori finanziari a confronto», condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con BVA Doxa e Finlombarda.

Un’indagine che ha coinvolto 513 piccole e medie imprese e 7 operatori finanziari che includono criteri Esg. La ricerca evidenzia che il 71% delle imprese ha già integrato o sta lavorando per integrare la sostenibilità nella strategia aziendale, il 62% pone maggiore attenzione agli aspetti Esg e il 52% la ritiene importante nelle scelte di investimento. «C’è un grande interesse — spiega Arianna Lovera, research manager del Forum — su queste tematiche. Sono poi gli stessi clienti a sollecitare un maggiore impegno verso la sostenibilità». Le aziende hanno ricevuto richieste di sviluppo di strategie Esg dal 63% degli operatori finanziari pubblici e privati, dal 42% dei clienti e dal 26% dei fornitori. Le aziende riconoscono dei vantaggi concreti nell’adozione di pratiche sostenibili come il risparmio dovuto all’efficientamento energetico (menzionato dal 39%), la riduzione dei costi derivanti dai danni causati dagli eventi climatici estremi (23%), i benefici reputazionali (29%), di mercato (27%) e di accesso ai capitali (15%). Nello stesso tempo, vedono ancora ostacoli tra cui i costi di gestione più alti (48%), oneri burocratici (46%), difficoltà nel reperire le risorse economiche (33%).

«C’è ancora una quota di aziende (23%) — sottolinea Lovera — che ha difficoltà ad avere una prospettiva di sviluppo nel medio e lungo termine». Viene poi sottovalutato quanto la sostenibilità possa essere un elemento attrattivo per i giovani. «Solo il 9% delle aziende la considera un’opportunità, quando può diventare un elemento di sviluppo se si punta sulla crescita professionale delle nuove generazioni». Il 48% delle Pmi che ha avviato o programmato iniziative sostenibili si è autofinanziata. A fronte di questo dato, il 70% potrebbe prendere in considerazione strumenti di finanza sostenibile. Le criticità riguardano l’accesso alle informazioni, in particolare la difficoltà a orientarsi nell’offerta (35%), a trovare informazioni affidabili e comprensibili (34%) e a comprendere le procedure di attivazione dei diversi strumenti (33%). «Anche gli operatori finanziari — conclude Lovera — riconoscono la necessità di informare e formare di più. Le aziende cercano un supporto anche per lo sviluppo di progetti e richiedono vantaggi finanziari concreti e immediati per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità».

 

Un interessante report elaborato e diffuso dal Forum per la Finanza Sostenibile, in sinergia con BVA Doxa e sette operatori finanziari che includono criteri Esg, mette in evidenza come anche per le Pmi stia diventando importante puntare su tali investimenti.

Esg è un acronimo che sta per “Environmental, Social, Governance”, ovvero ambientale, sociale e di governance, mettendo insieme tre criteri fondamentali per valutare la sostenibilità nonché l’etica sociale di un’azienda ma anche solo di un investimento.

E’ evidente che si tratta di investimenti che richiedono determinati costi, e questo valeva soprattutto in passato, tanto che fino a pochi anni fa erano le aziende più grandi a poterseli permettere.

Oggi lo scenario sta cambiando, con il coinvolgimento sempre più vivace delle Pmi interessate agli investimenti Esg i quali, come visto, portano con sé innumerevoli vantaggi, tra i quali risparmio dovuto all’efficientamento energetico, minori costi dovuti ad un più leggero impatto ambientale, diminuzione degli eventi climatici più estremi (se applicati ad un gran numero di aziende), ma, non meno importanti, anche maggiori benefici reputazionali e di mercato, nonché più facile accesso al mercato dei capitali.

Sono proprio i fornitori, i clienti stessi e gli operatori finanziari a richiedere un salto di qualità alle Pmi in termini di sostenibilità ecologica e sociale. Le professionalità più ricercate, inoltre, preferiscono cercare un impiego in imprese attente alla tutela dell’ambiente e con un occhio attento alle dinamiche di governance interna: le PMI che dimostrano una forte cultura aziendale e un impegno per l’etica, l’inclusione e lo sviluppo sostenibile possono attirare e trattenere i talenti più qualificati. Le sensibilità cambiano con i decenni e oggi rispettare i criteri Esg rappresenta un baluardo di attrattività tra clienti, chi ricerca un’occupazione di alta fascia, fornitori, ma anche istituzioni finanziarie e investitori che inseriscono i fattori Esg nella valutazione delle imprese.

Inoltre, l’adozione dei criteri ESG può aprire nuove opportunità di business. Ci sono settori in crescita legati alla sostenibilità, come le energie rinnovabili, la mobilità sostenibile, la tecnologia verde e i prodotti e servizi eco-compatibili.

Certo, gli ostacoli non mancano, a partire dai finanziamenti, se ad oggi, come risulta dalla ricerca, ben il 48% delle Pmi si è dovuto autofinanziare per puntare sugli investimenti Esg. Spesso gli strumenti di finanza sostenibile non sono nemmeno ben conosciuti tra le Pmi, che faticano ad orientarsi nell’offerta così come a comprendere le procedure di attivazione dei diversi strumenti. Le Pmi dovrebbero beneficiare di supporto e orientamento da parte di organizzazioni governative, enti di consulenza, associazioni di settore e investitori. Queste fonti possono fornire risorse, strumenti e linee guida per aiutare le PMI ad adottare pratiche sostenibili e integrare i criteri ESG nelle loro operazioni.

Insomma, servono più supporti alle Pmi, come riconosciuto dagli stessi operatori finanziari del settore. Diminuire l’impatto ambientale delle aziende dovrebbero essere un obiettivo comune a tutti, per la salute pubblica di ogni cittadino e per quella delle future generazioni.

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