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CS – Accise gasolio, Confartigianato Trasporti Puglia: tassa diretta per i piccoli e crisi di liquidità per i pesanti.
9 Gennaio 2026 Confartigianato Puglia

BARI, 9 gennaio 2026 – Confartigianato Trasporti Puglia esprime forte preoccupazione in merito all’allineamento dal 1° gennaio delle accise tra gasolio e benzina. La misura, presentata nell’ambito degli interventi di riordino fiscale, rischia di tradursi nell’ennesimo onere per le imprese operanti nel campo dei trasporti, già particolarmente penalizzate da carenze infrastrutturali e disagi nella fruizione della rete stradale superiori alla media.

È il caso di ricordare che, già dopo il primo riallineamento del maggio 2025, la tassazione sul gasolio in Italia risultava la più alta d’Europa, incidendo per circa il 56% del prezzo finale alla pompa.

Per i trasportatori che operano con veicoli sotto le 7,5 tonnellate – categoria che non beneficia dei rimborsi sulle accise trimestrali – l’aumento delle accise si configura come una vera e propria tassa diretta. Sebbene l’incidenza chilometrica su questi mezzi sia numericamente inferiore rispetto ai mezzi pesanti, l’impatto resta rilevante poiché colpisce un segmento dove i margini di guadagno sono già ridotti all’osso e i costi di esercizio sono difficilmente traslabili sulla committenza.

Sul fronte dei mezzi sopra le 7,5 tonnellate, la neutralità fiscale dell’operazione è solo teorica. Il sistema del recupero trimestrale costringe le imprese a farsi carico di un esborso immediato, recuperabile solo mesi dopo. Questo meccanismo genera una pericolosa contrazione della liquidità aziendale: per flotte pesanti che percorrono tratte a pieno carico con consumi elevati, il capitale immobilizzato in attesa del rimborso sottrae risorse vitali alla gestione corrente mettendo in crisi flussi di cassa già precari.

Dobbiamo guardare con realismo all’intera filiera – è il commento di Paolo Pertosa, Presidente di Confartigianato Trasporti Puglia. Per i piccoli trasportatori questo aumento si traduce evidentemente in un prelievo forzoso su guadagni minimi, mentre per le imprese strutturate che operano con mezzi pesanti il vero nodo è la liquidità. È noto, infatti, come nei contratti di trasporto i costi vengano anticipati dal vettore a fronti di pagamenti da parte della committenza tutt’altro che tempestivi, spesso ben oltre i limiti di 60gg previsti dalla legge.

Non è accettabile che, in una situazione di già grave difficoltà, gli autotrasportatori siano ancora una volta chiamati a fare da banca Stato: immobilizzare capitali per mesi, considerando che un mezzo pesante non percorre nemmeno tre chilometri con un litro, significa mettere in ginocchio la stabilità finanziaria delle nostre aziende. Chiediamo che il Governo valuti correttivi che non penalizzino né chi garantisce la distribuzione capillare, né chi assicura il movimento delle grandi merci su scala nazionale”.

L’autotrasporto non è un comparto accessorio, ma una componente essenziale dell’economia reale e della competitività dei territori. Ogni intervento fiscale che ne altera gli equilibri incide direttamente sui costi di produzione, sulla distribuzione delle merci e, in ultima analisi, sui prezzi pagati da cittadini e imprese.

È fondamentale che le imprese siano messe in condizione di investire in tecnologie a minore impatto e programmare la transizione senza compromettere la propria sopravvivenza economica.

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