Una costellazione di imprese artigiane

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La crisi non ferma l’ingegno dei pugliesi

Bari, 13/01/2015 – La crisi non ferma l’ingegno dei pugliesi. Nel 2014 sono state depositate circa 2mila domande per tutelare marchi, brevetti e disegni.

E’ quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia che ha elaborato i dati dell’Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm) che fa capo al Ministero dello Sviluppo economico.

Se da un lato, la recessione incentiva la contraffazione e la concorrenza sleale, spingendo verso pratiche, comportamenti e mezzi illeciti; dall’altro, gli imprenditori pugliesi si difendono, brevettando invenzioni e modelli di utilità oppure registrando nuovi marchi e disegni.

Il Mezzogiorno e la Puglia, in particolare, si caratterizzano per un elevato contributo dell’industria del mobile, seguita dall’industria del tessile, abbigliamento e calzaturiero, nonché dall’elettronica (distretto aereo-spaziale). Settori che, in controtendenza con il trend nazionale, registrano una crescita nel numero di disegni depositati.

Nell’anno appena trascorso, tra le invenzioni made in Puglia, c’è di tutto. Spiccano le nuove tecnologie per la produzione di energia elettrica rinnovabile e gli innovativi sistemi di sicurezza da adottare negli ambienti di lavoro e fra le mura domestiche.

Sono state depositate 1.963 domande per via telematica o alle locali Camere di commercio, di cui 1.119 a Bari, 362 a Lecce, 191 a Taranto, 178 a Foggia e 113 a Brindisi. Dal 1980 ad oggi, ne sono state depositate 31.389, di cui 18.874 a Bari, 5.770 a Lecce, 2.749 a Foggia, 2.442 a Taranto e 1.554 a Brindisi.

Certo, non tutte le idee sono originali ed utili alla vita di tutti i giorni, ma testimoniano la crescente vivacità imprenditoriale dei pugliesi e la loro volontà, sempre più ferma, nel voler contrastare la contraffazione che rappresenta una seria minaccia per il sistema produttivo. Una molteplicità di abusi, infatti, mina l’economia regionale.

Non c’è solo la contraffazione di marchio, cioè la riproduzione e commercializzazione di articoli che recano illecitamente un marchio identico ad uno registrato, ma con la crisi proliferano altri metodi illeciti, come la contraffazione di design, ovvero la realizzazione di oggetti che assomigliano, in tutto e per tutto, a modelli o disegni già registrati. Questo fenomeno colpisce soprattutto la pelletteria e l’arredamento.

Si assiste, poi, ad un abuso dell’indicazione di origine «made in Italy» per spacciare per italiani prodotti di provenienza estera (interessa principalmente l’agro-alimentare, ma anche il calzaturiero).

Desta preoccupazione pure l’importazione parallela, ovvero la vendita di beni destinati ad altri Paesi, ma distribuiti qui, attraverso canali non ufficiali, a prezzi inferiori a quelli di mercato (danneggia soprattutto il settore dei prodotti cosmetici).

«Lo sviluppo della proprietà industriale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – assume un ruolo fondamentale nel favorire la crescita e la competitività delle nostre micro, piccole e medie imprese che, oggi più che in passato, operano in un mercato sempre più libero e globalizzato. Allo stesso tempo – continua il presidente – è fondamentale per garantire una minima tutela contro il gigantesco giro d’affari della contraffazione che colpisce così duramente i prodotti italiani, specie quelli dell’eccellenza artigiana. Purtroppo neanche nel proprio semestre di presidenza del Consiglio dell’UE l’Italia è riuscita a far approvare le norme sul “Made in”: si tratta di una grande occasione persa per difendere l’identità e l’origine delle nostre produzioni.

Confartigianato – conclude Sgherza – continuerà ad incalzare tanto il Governo quanto le istituzioni comunitarie affinché venga finalmente approvato l’obbligo di indicazione di provenienza su tutti i prodotti in modo da garantirne la tracciabilità, la sicurezza e l’originalità».

 

Al link in basso, lo studio completo di tabulati analitici.



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